Appare credibile che una squadra di calcio con pochi risultati possa – grazie al marketing – raggiungere notorietà, utili e fatturato pari a competitor blasonati? A quanto pare si!

Ai non addetti ai lavori, a chi è completamente a digiuno da tecniche e strategie di marketing innovativo, questa storia (anzi questi dati) appariranno falsi, eppure sono veri e verificati.
Parliamo di realtà sportive che hanno fatto del marketing il proprio asset principale e grazie al quale hanno raggiunto risultati, in termini di notorietà e di fatturato, inimmaginabile per la propria categoria e per i risultati sportivi conseguiti.
I precursori di questo fenomeno, inutile dirlo, vengono dalla Germania e, per la precisione, da Amburgo. Parliamo del St. Pauli squadra che, come detto, si fonda sull’azionariato popolare e che, con merito, è entrata a far parte delle migliori best practices europee, se non mondiali, per ciò che concerne le attività di marketing sportivo. Un primo esempio è la notorietà che la società è riuscita a far ottenere al marchio unofficial, il popolare teschio con le ossa incrociate (Jolly Roger) rispetto al crest ufficiale. Vi è l’agonismo, certo, ma pur non avendo mai vinto nulla, nei sui oltre cento anni di storia, il club dell’omonimo quartiere di Amburgo risulta molto conosciuto in tutto il mondo ed il suo merchandising è richiestissimo al pari di squadre dal blasone internazionale.
Ma i conti? Potreste chiedervi. Beh essendo, come detto, marketing oriented non c’è da stupirsi nel leggere che l’ultimo utile è pari a circa 240 milioni di euro e che il fatturato è di circa 33 milioni di euro.

Il marketing, quando ben fatto, a quanto pare, vale più di mille risultati.

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