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In Economia

Gli incentivi e le stock option sono le variabili per lavorare meglio? A quanto pare, non sempre.

Non conta tanto avere uno stipendio alto, quanto, invece, averne uno fisso.
Si proprio così. Secondo una ricerca (basata su circa vent’anni di studi ed esperimenti) pubblicata sull’Harvard Business Review, scritta dagli economisti della London Business School Dan Cable e Freek Vermeulen, lo stipendio variabile non incentiva il lavoratore anzi ne rallenta la produttività.
Le ricerche, citate nella nota rivista,  dimostrano come i professionisti che non vivono “l’ansia” della provvigione sono più stimolati a concentrarsi sullo sviluppo di nuove competenze e nel raggiungere la mission dell’azienda per cui lavorano.
Occorre sottolineare come la ricerca non si riferisce solo ai professionisti che lavorano prettamente a provvigioni ma anche a quei manager che hanno salari legati alle performance (gli inglesi lo chiamano Performance based pay) o che possiedono stock option aziendali.
Il rischio etico, secondo i ricercatori, è dietro l’angolo. Se i manager possono esercitare il diritto all’acquisto delle azioni della società a prezzo bloccato in un periodo in cui il valore delle azioni è inferiore al prezzo stabilito cosa accadrebbe?
Il manager sarebbe tentato, pur di far alzare il prezzo nel più breve tempo possibile, di far correre rischi eccessivi all’azienda.

 

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