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In Economia

Un tempo c’era l’emigrante con la valigia di cartone, poi i giovani cervelli in fuga e adesso  gli over 40 poco qualificati.

Proprio così, over 40 ed anche poco qualificati che emigrano come fanno i giovani talenti. I numeri sono molto chiari: nel 2016 circa 115 mila italiani si sono trasferiti all’estero. Questa cifra comprende, certo, studenti e neolaureati ma, come detto, una percentuale è composta dagli over 40 che scelgono la Cina, l’America Latina o i Paesi del Golfo per avere un presente, ed un futuro, migliore.
Tra il 2008 ed il 2014, secondo i dati ISTAT,  è raddoppiato il numero di over 40 che emigrano: si è passati da 7700 a 14300. Numeri che, obbligatoriamente, fanno riflettere. Gli over 40 hanno famiglia, legami, figli ma scelgono lo stesso di andare perché in Italia sono considerati “vecchi” e quindi fuori dal mercato.
Non si parla, certo, di manager dalla ricca retribuzione bensì di lavoratori magari poco qualificati, operai che in Italia non hanno possibilità di re inserirsi nel mondo del lavoro.
I dati confermano che i lavori manuali sono molto ricercati: c’è offerta ma non c’è domanda. Ma chi insegnerebbe un lavoro manuale ad un over 40? Purtroppo in pochi, in pochissimi.
L’ISTAT in una delle ultime pubblicazioni ci certifica una situazione non idilliaca: tasso di occupazione stabile al 57%, aumento dei contratti a termine e diminuzione dei contratti a tempo indeterminato. Il tasso di disoccupazione “adulta” è pari all’11% mentre quella giovanile è stabile al 35%. La cosa più preoccupante è la percentuale di NEET, (Not in Education, Employment or Training) cioè gli inattivi tra i 15 e i 54 anni, in crescita nell’ultimo periodo e pari a circa 34,8%.
L’età pensionabile aumenta e di conseguenza l’età media dei lavoratori. Gli over 40, anzi 50, occupano un ruolo predominante nell’attuale contesto lavorativo. Occorrono delle politiche atte a tutelare anche questa fascia d’età.

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